30/09/2026
L’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Vicenza propone il contributo degli Architetti Angelo Zanella e Liliana Dal Toso, dedicato alla memoria dell’Arch. Umberto Tubini, tra i fondatori del nostro Ordine e già Presidente nel biennio 1972-1973.
Una testimonianza personale che ripercorre alcuni aspetti della sua attività professionale, accademica e umana, offrendo un’occasione di ricordo e riflessione sulla sua figura.
UMBERTO TUBINI ARCHITETTO (1931-2026)
"Parlare, in questo caso scrivere, per cercare in qualche modo di tratteggiare la figura di Umberto Tubini non è cosa facile perché si ha la sensazione di tralasciare degli aspetti, tanto era profondo il suo modo di essere.
Si laurea all’ Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV) diretto da Giuseppe Samonà nel 1958, nella vecchia sede di palazzo Giustinian di San Trovaso. Proprio nel 1958 il Demanio assegnò allo IUAV il complesso cinquecentesco di San Nicolò da Tolentino, a tutti noto come “i Tolentini”.
Appena laureato inizia una lunga collaborazione con il collega architetto Domenico Sandri (1928-1990) con il quale firmeranno, tra gli altri, l'Istituto professionale Lampertico di Vicenza (1962-1964) ed il suo successivo ampliamento (1982-1984) che riceverà il premio IN/ARCH nel 1964, la trasformazione delle aree Querini a Vicenza e la loro destinazione a parco pubblico (1963-1964) e il progetto di restauro di Villa Guiccioli e sistemazione del Museo del Risorgimento e della Resistenza a Monte Berico, realizzato su incarico dell'amministrazione comunale di Vicenza (1967-1986).
Sandri e Tubini hanno affrontato il tema del Progetto, sia per il pubblico che per le tante abitazioni private, con un approccio che bilanciava i principi del modernismo con la sensibilità verso il contesto storico e il paesaggio.
I loro progetti riflettevano un impegno quasi maniacale nella composizione architettonica che arrivava a definire il minimo dettaglio in quanto anche nel dettaglio si rispecchiava il tutto; la cura degli spazi interni, della loro fruibilità e funzionalità oltre che armonia altro non era la diretta conseguenza del progetto che intendevano dialogasse con l’intorno in un'attenta integrazione delle nuove strutture nei contesti urbani e naturali preesistenti.
Dal 1960 conduce attività didattica e di ricerca presso lo IUAV come assistente volontario alla cattedra di Architettura degli interni, arredamento e decorazione tenuta in quegli anni da Franco Albini prima (19601964) e da Carlo Scarpa (dal 1964) poi.
Dal 1971 al 1973 è assistente incaricato alla cattedra di Composizione architettonica tenuta dal prof. Valeriano Pastor.
Nel 1980 diventa professore associato in Progettazione architettonica. Ne diventa professore ordinario a partire dal 1984.
E' membro del Dipartimento di Scienza e Tecnica del Restauro dello IUAV dal 1984, anno della sua istituzione, fino al 1993.
Dal 1988 al 1991 svolge ricerche e tratta nei corsi attorno ai problemi del recupero e la destinazione ad uso civile dell'Arsenale di Venezia e delle aree portuali di S. Basilio-S. Marta e dal 1991 al 1993 si occupa del tema del recupero del complesso del Lazzaretto vecchio nella laguna veneta. Dall'anno accademico 1986-1987 lascia l’attività professionale e si dedica esclusivamente alla carriera di docente universitario.
Nel 1965 Umberto Tubini contribuisce a fondare, con altri colleghi, l’Ordine della Provincia di Vicenza di cui prenderà il numero 28 e nel biennio 1972--1973 ne diventa Presidente.
Umberto era Architetto nel senso profondo del termine, l’Architettura per lui era qualcosa di assolutamente naturale ma al tempo stesso estremamente serio che richiedeva responsabilità.
Il senso etico di responsabilità del Fare nei confronti di se stesso e della collettività era assolutamente coincidente con Umberto, per lui nulla poteva essere fatto così, per caso, “come veniva” ma richiedeva sempre che ne fosse chiarita la motivazione implicita, anche per le piccole cose. Una volta chiarita la motivazione si passava a vedere di realizzarla e qui si innescava la formula vincente del Metodo che è nemico della casualità. L’eleganza, la sensibilità e l’impegno che metteva nell’affrontare i diversi temi era lo stesso “dal cucchiaio alla città”….e aggiungerei anche alle persone.
Implicita nel suo modo di essere Uomo, Architetto e Docente, senza che nessuno di questi tre aspetti potesse essere scisso dagli altri, era la Tensione del Fare… Umberto non dava mai nulla per raggiunto si poteva sempre andare oltre… si doveva esplorare le diverse situazioni….
Il principio di Giambattista Vico “Verum Ipsum Factum”, fatto incidere da Sergio Los, nel portale dei Tolentini, realizzato su progetto di Carlo Scarpa, ha guidato tutta la sua attività di Architetto e di Docente. l’uomo può conoscere davvero solo ciò che sa fare e produrre ….unendo il concetto filosofico del "fare" alla pratica e all'insegnamento del progetto architettonico.
Umberto era, com’è ovvio, una persona curiosa che non si spaventava di fonte al nuovo. Così quando dalla matita si è passati al computer si è limitato a cambiare la tecnica per trasferire e verificare graficamente le idee che aveva in testa e lo ha fatto senza titubanza; da autodidatta con grande tenacia ha esplorato le possibilità che una tecnica diversa offriva in particolare nel campo che maggiormente gli era proprio: quello del disegno, del trasferire graficamente le idee per dare modo poi ad altri di renderle concretezza.….
Il disegno per lui non era meramente una questione tecnica ma il modo per pensare, per verificare, per analizzare nel tentativo di comprendere per questo i suoi disegni erano la sovrapposizione nello stesso foglio delle proiezioni diverse dell’oggetto per poterlo comprendere e verificare da tutti i punti, esterni ed interni perché per Umberto quello che non si vedeva non era meno importante del visto, doveva essere coerente. Ne risultavano delle tavole estremamente dense di significati ed implicazioni!
Era una persona dai pensieri profondi e complessi che si esprimeva con quella voce “introspettiva” che gli era propria e che non ammetteva distrazione per essere capita. Dialogare con lui richiedeva concentrazione, non solo per il tono, ma soprattutto per la densità che i suoi discorsi contenevano e da qui una fascinazione che ti catturava.
Un’altra caratteristica fondamentale era che sapeva ascoltare e metteva impegno sincero per capire la tua idea e aiutarti a trovare un modo corretto di realizzarla, non si poneva il problema che fosse diversa dalla sua, solo doveva essere un’idea che aveva significato nella situazione specifica. E allora da lì si partiva per cercare di dare forma corretta all’idea. Corretto per lui significava coerente senza sbavature o cedimenti formalistici, non necessariamente esteticamente bello, nel senso comune del termine. Per Umberto il bello era qualcosa che poco aveva a che fare con il piacevole ma qualcosa di decisamente oltre che deve soddisfare l’intelletto, non il gusto!
Partecipare alle sue revisioni allo IUAV era un momento formativo concreto. Si lavorava sui tavoli, utilizzando cartoncini e matite, con metodo, secondo fasi successive di approfondimento e/o di modifica, con tempi lenti. Non c’era spazio per formule istantanee. Chi cercava scorciatoie di lì non passava.
Le discipline del Progetto trovavano in Umberto Tubini un Docente attento, a cominciare dalla scelta delle aree di esercitazione. Il suo segno leggero a matita guidava gli studenti a maturare un percorso, multiscalare, dallo schema compositivo al dettaglio, dalla tipologia costruttiva alla scelta del materiale. Un segno leggero di matita denso di conoscenza ed esperienza.
Come detto compenetrato con l’uomo professore e architetto c’era l’uomo Uomo e Umberto Tubini aveva una dolcezza, un’eleganza, una sensibilità e un’umanità non comuni; sapeva ascoltare a 360° non soltanto quello che il suo interlocutore (che fosse uno studente, un cliente o un amico non faceva differenza) diceva ma soprattutto quello che non diceva"
